<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611</id><updated>2012-03-09T09:47:35.472-08:00</updated><category term='Letture'/><title type='text'>M U N I S-LA RICERCA SU PAROLE E IMMAGINI</title><subtitle type='html'>IL BLOG-NOTES DI FULVIO LO CICERO. ROMANZI,FILM,FOTOGRAFIA,SOCIETA',TUTTO QUELLO CHE COMPONE LA CULTURA MODERNA</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-4476962992400499767</id><published>2008-02-17T01:59:00.001-08:00</published><updated>2008-02-17T03:07:18.516-08:00</updated><title type='text'>Trent'anni dopo il sequestro Moro</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R7gFusafbwI/AAAAAAAAAIg/zFd4WKQj9EY/s1600-h/Giovanni+Bianconi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5167886872162037506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R7gFusafbwI/AAAAAAAAAIg/zFd4WKQj9EY/s320/Giovanni+Bianconi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il prossimo 16 marzo e 9 maggio si celebrerà il trentennale del rapimento e dell'omicidio di Aldo Moro. Giovanni Bianconi, apprezzato cronista del "Corriere della sera" &lt;em&gt;(nella foto, a sinistra&lt;/em&gt;)&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; pubblica un'attenta ricostruzione di quei 55 giorni che spiazzarono e lacerarono il nostro Paese (&lt;em&gt;vedi riferimento bibliografico in fondo a destra&lt;/em&gt;). Si tratta di un'analisi cronistica, frutto della rilettura di una mole imponente di documenti e nuovi spunti tratti da interviste personali fatte dall'autore ai protagonisti e ai comprimari di quei fatti. Lo stile è asciutto, il racconto si svolge al tempo presente, in ossequio ad un'evidente volontà di storicizzare la vicenda. Emerge con forza la convinzione - alla quale ora sembrano aderire in molti - che il sacrificio di Moro sia maturato per quella "ragion politica" di cui sia Machiavelli, sia Guicciardini seppero cogliere i tratti essenziali. Non c'era alcun serio motivo per non intavolare una trattativa con le Br. La "ragion politica", che poi è quella di Stato, terminò ben presto: soltanto qualche anno dopo, comunque, essa non fu accampata per il rapimento dell'assessore napoletano Ciro Cirillo, per il quale la DC (e lo Stato) sborsarono la bellezza di due miliardi di lire di allora. Se si legge il libro in contemporanea con la lunga intervista che Rossana Rossanda e Carla Mosca fecero a Mario Moretti nel 1993 (vedi M. MORETTI, &lt;em&gt;Brigate rosse. Una storia italiana &lt;/em&gt;(ristampa), Mondadori, Milano, 2007), ci si rende conto che le BR non erano affatto un'organizzazione all'apice del loro fulgore, come si ritenne nei giorni del sequestro Moro. Al contrario, l'impresa riuscì per una serie di circostanze fortunate e non certo per la sapienza militare dei brigatisti. Chi scrive frequentò le lezioni di Aldo Moro nella facoltà di Scienze politiche, fino ai giorni prossimi del rapimento. Mi ricordo benissimo il simpatico maresciallo Leonardi, che ci intratteneva scherzando mentre aspettava che Moro uscisse dall'aula (il Presidente della DC era abituato, infatti, a chiacchierare con gli alunni dopo la lezione, fin quando vedeva il docente dell'ora successiva e capiva che la sua ora era terminata). Confesso di essermi sempre interrogato sulla relativa facilità che qualsiasi brigatista avrebbe avuto nell'attentare all'incolumità di Moro, in un'atmosfera così rilassata da parte della sua scorta. L'autista-poliziotto di Moro, Domenico Ricci, era solito rimanere in macchina (una Fiat 130 blu), seduto alla guida, un po' sonnecchiando. Moretti, d'altronde, racconta che i mitragliatori a Via Fani si incepparono quasi tutti. L'unico agente della scorta che riuscì ad impugnare la pistola, uscendo dall'auto, fu freddato da un brigatista che, fino a quel momento, non era mai riuscito a centrare un bersaglio nelle esercitazioni di sparo! Il capo brigatista racconta che la sua organizzazione era sempre sul punto di collassare e tutti i suoi militanti ne erano consapevoli. L'attentato a Moro e alla sua scorta fu una scommessa, tentata con una doppia convinzione: le BR non erano affatto preparate allo scontro ma non lo era nemmeno lo Stato. In realtà, si trattava di una doppia impotenza, che avrebbe dovuto consigliare al Governo una gestione realistica della situazione, aprendo subito un canale di trattativa con il partito armato. Bianconi racconta come né polizia, né carabinieri avessero alcun archivio organizzato sulle formazioni armate. Moro fu sacrificato sull'altare di queste nequizie, laddove, come già aveva suggerito Sciascia nel 1979 (L. SCIASCIA, &lt;em&gt;L'affaire Moro&lt;/em&gt;, Sellerio, Palermo, 1979), la DC non volle intraprendere una di quelle trattative "politiche" di cui pure era stata, fino a quel momento, il sapiente tessitore. Ma il partito cattolico, sempre in grado di fagocitare e metabolizzare ogni dissenso ed ogni rivolta, per Moro si limitò a nascondersi dietro il volto dolente e impotente di Benigno Zaccagnini. E' ancora Moretti che afferma chiaramente come sarebbe bastata la liberazione di un solo brigatista, magari infermo, per lasciare vivo Moro. Le BR si sarebbero dissolte in ogni caso, anche dopo un "riconoscimento" politico da parte dello Stato e, in particolar modo, della Balena Bianca. Ma non si volle fare e Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4, con il perfido sigillo di una "ragion di Stato" di cui la DC non conosceva nemmeno le iniziali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-4476962992400499767?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4476962992400499767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4476962992400499767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2008/02/trentanni-dopo-il-sequestro-moro.html' title='Trent&apos;anni dopo il sequestro Moro'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R7gFusafbwI/AAAAAAAAAIg/zFd4WKQj9EY/s72-c/Giovanni+Bianconi.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-6327983234689674186</id><published>2008-01-08T06:29:00.000-08:00</published><updated>2008-01-08T09:59:55.922-08:00</updated><title type='text'>I complici di "Binnu u tratturi"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lirio Abbate (&lt;em&gt;nella foto&lt;/em&gt;), giornalista palermitano dell'Ansa e Peter&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R4OJM4dwIAI/AAAAAAAAAIQ/vZpQcRZle44/s1600-h/3976884279[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153113253050589186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R4OJM4dwIAI/AAAAAAAAAIQ/vZpQcRZle44/s320/3976884279%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Gomez, dell'Espresso, hanno pubblicato quello che probabilmente è uno dei migliori libri mai scritti sulla mafia (&lt;em&gt;vedi il riferimento bibliografico in fondo a destra&lt;/em&gt;). &lt;em&gt;I complici. Tutto gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento &lt;/em&gt;è un reportage di trecento pagine in cui vengono ricostruiti, con uno stile mirabile, uomini, vicende, fatti che hanno legato (e legano) molti notabili politici all'autore di centinaia di omicidi, al boss dei boss (dopo la cattura di Totò Riina) di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano. La ricostruzione di questi collegamenti ha dello stupefacente. Veniamo a sapere che alcuni esponenti di "Forza Italia" - in particolare Enrico La Loggia e Renato Schifani - ebbero rapporti inequivocabili con amministrazioni comunali inquinate dalla mafia, per quanto questi rapporti fossero esclusivamente di natura professionale. Che esistevano le "coppole rosse", cioè imprenditori e perfino uomini di Cosa Nostra appartenenti al principale partito della sinistra (per la verità, combattuti al proprio interno dai militanti onesti, come Pio La Torre, trucidato dai killer di Riina e Provenzano). Che un deputato della Repubblica, già vice-coordinatore regionale di Forza Italia e sotto processo dai sei anni per associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta e riciclaggio, Gaspare Giudice, scriveva a Peppino Panzeca, braccio destro dell'allora superlatitante Nino Giuffrè (arrestato e poi pentito, già principale collaboratore di Provenzano), supplicandolo di non estrometterlo da una serie di società nautiche gestite da uomini di Cosa nostra. Nonostante l'esistenza di questa lettera, nella quale il deputato si mostra legato a filo doppio all'organizzazione criminale (e in conseguenza della quale, sottolineano gli autori, qualsiasi altra carriera politica in qualsiasi altro Paese sarebbe stata stroncata) , la Casta parlamentare negò, nel 1999, ai giudici che lo indagavano, l'autorizzazione all'arresto, così come hanno da sempre fatto, nel più mirabolante e vergognoso fenomeno di difesa ad oltranza della propria corporazione che mai si sia visto nella storia italiana. Che, in definitiva, Bernardo Provenzano (e prima di lui, riteniamo, Riina) non furono affatto corpi estranei al tessuto sociale e politico della Sicilia ma manager perfettamente integrati e integrabili nella classe dirigente, ciò che, peraltro, permise loro una dorata e non disturbata latitanza in varie località di villeggiatura. In sostanza, il libro di questi due cronisti di razza dimostra, con documenti e fatti accertati, come la classe dirigente della politica italiana sia consustanziale all'organizzazione mafiosa, soprattutto in Sicilia, dove un grumo nebbioso, nel quale si scolora qualsiasi distinzione e qualsivoglia ispirazione civica, irretisce il confine fra legalità e illegalità. Ma il fatto più stupefacente è racchiuso in una vicenda che sarebbe apparsa significativa a Pirandello, a Brancati ed ancor più a Sciascia. In uno dei comuni più inquinati dalla mafia, Villabate, per mano di un solerte galoppino mafioso, si indice perfino un premio all'eroe dell'Antimafia, il cacciatore di Riina (il Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, che, intuendo la beffa, non lo ritira, al contrario dell'attore e suo interprete Raul Bova), dopo che il medesimo Provenzano ha approvato col suo sorriso sardonico la genialità dell'iniziativa. Situazioni limite, di confine, per un sistema ed un Paese &lt;em&gt;border-line, &lt;/em&gt;che utilizza i boss dei boss e le loro armate corazzate come fonte elettorale prioritaria per soddisfare la propria incontinenza di profitti, in spregio dei cadaveri eccellenti che quelle armate hanno prodotto nel corso del tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-6327983234689674186?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6327983234689674186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6327983234689674186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2008/01/i-complici-di-binnu-u-tratturi.html' title='I complici di &quot;Binnu u tratturi&quot;'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R4OJM4dwIAI/AAAAAAAAAIQ/vZpQcRZle44/s72-c/3976884279%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-7654714168902335488</id><published>2007-12-30T00:21:00.000-08:00</published><updated>2007-12-31T01:01:39.925-08:00</updated><title type='text'>L'obiettivo che non c'è e il cinema di Kubrick</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R3dVrYdwHxI/AAAAAAAAAFw/Jde8rAv4xVQ/s1600-h/mostra_kubrick_3[1].gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5149678902711426834" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R3dVrYdwHxI/AAAAAAAAAFw/Jde8rAv4xVQ/s320/mostra_kubrick_3%5B1%5D.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Nella mostra che a Roma viene dedicata a Stanley Kubrick (&lt;em&gt;nella foto insieme a Jack Nicholson, durante la lavorazione di &lt;/em&gt;"Shining"), con moltissimo materiale mai visto da vicino (proveniente dagli archivi dello &lt;em&gt;Stanley Kubrick Estate&lt;/em&gt;), vi è una sala dove sono esposti decine di obiettivi Zeiss costruiti appositamente per i film dell'inglese. La cosa interessante è che proprio questo particolare - all'apparenza soltanto tecnico - contribuisce a spiegare meglio di qualsiasi altro cosa sia il genio. Difficilmente Kubrick riusciva a trovare un obiettivo per l''inquadratura che aveva in mente. Lui, come tutti i registi, scandagliava il set con il suo mirino portatile ma aveva in mente, fin nei minimi dettagli, che tipo di lente potesse soddisfare la sua esigenza. Solo che quella lente non esisteva. In &lt;em&gt;Barry Lyndon&lt;/em&gt;, del 1975, si presentò la necessità di filmare diverse scene soltanto con luce naturale, fornita dalle lampade ad olio dell'epoca (il film è ambientato un un lucido Settecento e ricorda i quadri di Watteau). Ma non esisteva obiettivo tanto luminoso da consentire queso tipo di ripresa. Come ben sanno tutti i fotografi di una qualche esperienza, "tirando la pellicola" oltre i limiti, l'immagine si sgrana e il risultato non è certo quello che voleva Kubrick. La Zeiss allora riuscì ad adattare un suo obiettivo, utilizzato per le imprese spaziali e, anche dietro suggerimento dello stesso regista inglese, rese possibile un'apertura di diaframma minima pari a f/0,7! Il risultato fu incredibile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In &lt;em&gt;Shining&lt;/em&gt;, del 1980, Kubrick considerò necessaria una nuova tecnica di ripresa. Per questo motivo ingaggiò l'operatore Garret Brown. Questi, qualche anno prima, aveva messo a punto un nuovo sistema di supporto alla cinepresa, una sorta di "carrello a mano", legato in più parti al corpo dell'operatore, che, con l'ausilio di particolari cuscinetti che fungevano da ammortizzatori, forniva fluidità alla ripresa, annullando quasi del tutto le oscillazioni dovute allo spostamento nello spazio. La "steadycam", come fu battezzata, fu utilizzata in film quali &lt;em&gt;Il maratoneta&lt;/em&gt; di Schlesinger e nel primo &lt;em&gt;Rocky &lt;/em&gt;di Avildsen, senza particolari clamori. Ci voleva il genio di Kubrick per far gridare al miracolo. Brown, dietro suggerimento dello stesso regista, modificò in alcune parti il suo marchingegno e Kubrick fornì valenza metaforica a quelle riprese, traducendo alla perfezione l'ossessione claustrofobica dello scrittore protagonista della storia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma tutto il genio di Kubrick richiedeva situazioni che, a volte, erano fuori da qualsiasi realtà. Per il progettato film su Napoleone, poco prima che partisse il successivo progetto realizzato con &lt;em&gt;2001, Odissea nello spazio&lt;/em&gt;, del 1969, Kubrick formò una squadra di un centinaio di persone, fra cui decine di storici, ai quali chiese di mettere a punto ogni abitudine, ogni gesto quotidiano del condottiero corso. Quando i produttori cominciarono a comprendere quale tipo di costi avrebbero dovuto affrontare, si ritirarono e il progetto non fu mai realizzato. Ma se la tecnica fotografica ancora non aveva raggiunto i progressi utili al genio del regista inglese, per la musica il discorso era diverso. Kubrick utilizzò, infatti, colonne sonore non originali, perché asseriva: "Non capisco perché occorra commissionare una colonna sonora originale, dato che il musicista che la comporrà non sarà mai un Mozart". La musica esistente lo soddisfaceva in pieno. Ne è un esempio lampante l'attacco della sinfonia di Richard Strauss &lt;em&gt;Also Sprach Zarathustra&lt;/em&gt; nella scena iniziale di &lt;em&gt;2001, Odissea nello spazio.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-7654714168902335488?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7654714168902335488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7654714168902335488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/12/lobiettivo-che-non-c-e-il-cinema-di.html' title='L&apos;obiettivo che non c&apos;è e il cinema di Kubrick'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R3dVrYdwHxI/AAAAAAAAAFw/Jde8rAv4xVQ/s72-c/mostra_kubrick_3%5B1%5D.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-6107813097681400259</id><published>2007-12-23T22:38:00.000-08:00</published><updated>2007-12-24T08:51:06.917-08:00</updated><title type='text'>Il sublime necrofilo di Robert Louis Stevenson</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R29U7YdwHwI/AAAAAAAAAFk/aDD3MmDQp8c/s1600-h/Robert+Louis+Stevenson.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147426278264020738" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R29U7YdwHwI/AAAAAAAAAFk/aDD3MmDQp8c/s320/Robert+Louis+Stevenson.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In &lt;em&gt;The Body Snatcher &lt;/em&gt;("Il trafugatore di salme", 1884, vedi box delle indicazioni bibliografiche) probabilmente Robert Louis Stevenson raggiunge le vette della sua necrofilia. Affetto da una grave malattia polmonare (che lo porterà a morire a soli 44 anni, nel 1894), lo scrittore scozzese ebbe sempre di fronte a sé l'immagine della morte, perfino della scomposizione dei cadaveri, come nel caso di questo racconto. Dove due giovani dottori (come avviene anche nel sublime &lt;em&gt;The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde&lt;/em&gt;, pubblicato l'anno successivo, la vicenda è raccontata da un terzo personaggio, quasi anonimo, in un &lt;em&gt;flash-back&lt;/em&gt;)), Fettes e Macfarlane, assistenti del famoso professor K., hanno il compito di rifornire di cadaveri il banco di anatomia dell'Università. Le lezioni del professor K, infatti, sono seguitissime dagli studenti e da quell'incarico i due protagonisti non potranno che trarne grande profitto futuro. Senonché, una notte, Fettes scopre che uno dei cadaveri portatigli da furtivi esecutori, in realtà, è quello di una allegra prostituta che lui ha incontrato nelle ore precedenti. Le salme non sono prelevate dai cimiteri, come riteneva, ma uccise per l'occasione, dato che, per le dissezioni dimostrative, si rende necessario materiale fresco. Ne parla con Macfarlane ma questi gli impone il silenzio. Il commercio continua fino a quando i due giovani assistenti, in una terribile notte torrentizia, prelevano un cadavere appena deceduto in un cimitero di campagna e, nel trasportarlo in città, si accorgono che si è trasformato in quello del precedente, che Macfarlane aveva ucciso il giorno prima e il prof. K dissezionato nella lezione mattutina. Non c'è dubbio che Stevenson e l'americano Edgar Allan Poe siano all'origine del racconto ad effetto contemporaneo, del misterioso che il cinema contribuirà poi ad ecumenizzare. Ma la grandezza dello scrittore scozzese non sta certamente qui. Il suo grado di penetrazione nei meccanismi profondi del racconto mi sembra superiore a quello di qualsiasi altro contemporaneo (se si escludono, oltre allo stesso Poe di &lt;em&gt;Gordon Pym&lt;/em&gt; e ad Hawthorne dei &lt;em&gt;Twice Told Tales&lt;/em&gt;, il Dickens di &lt;em&gt;The mistery of Edwin Drood). &lt;/em&gt;Da un lato, infatti, anticipa il meccanismo del "&lt;em&gt;racconto postumo"&lt;/em&gt;, utilizzando la tecnica del &lt;em&gt;flash back, &lt;/em&gt;peraltro affatto conosciuta nel romanzo e che il cinema renderà popolare, storicizzando così la trama e creando perfetti meccanismi di attesa (che poi saranno definiti di &lt;em&gt;suspense&lt;/em&gt;, perlomeno a partire dall'opera di Alfred Hitchcock); dall'altro disegna profondi disagi interiori, che solo a tratti sembrano sconfinare nel soprannaturale, essendo in realtà elaborazioni dell'inconscio. Un'incredibile capacità fabulatoria, che maturava, si disse, dopo risvegli tempestosi dell'autore, velocemente seguiti dalla redazione di appunti sui suoi sogni notturni, materiale da cui primariamente traeva spunto. Una letteratura onirica tipica della fine del XIX secolo, cui anche Henry James si ispirò, uno scrittore che Stevenson conobbe nel 1874 e con il quale intrattenne un famoso epistolario.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-6107813097681400259?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6107813097681400259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6107813097681400259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/12/il-sublime-necrofilo-di-robert-louis.html' title='Il sublime necrofilo di Robert Louis Stevenson'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R29U7YdwHwI/AAAAAAAAAFk/aDD3MmDQp8c/s72-c/Robert+Louis+Stevenson.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-5188812300157231128</id><published>2007-12-23T01:01:00.000-08:00</published><updated>2008-01-01T11:35:29.513-08:00</updated><title type='text'>Prima esecuzione, intreccio di solipsismi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Starnone costruisce un romanzo dentro un altro romanzo, una storia fuori dall'altra storia. A metà fra riflessione su se stesso e sul terrorismo, una sorta di confessione di un uomo di sinistra che ha provato qualche suggestione nei confronti del partito armato. Questo è probabilmente il tema più interessante del suo ultimo libro (&lt;em&gt;vedi box delle segnalazioni in fondo a destra&lt;/em&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R24kpIdwHvI/AAAAAAAAAFc/Snz9GiVtW44/s1600-h/Domenico+Starnone.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147091713196564210" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R24kpIdwHvI/AAAAAAAAAFc/Snz9GiVtW44/s320/Domenico+Starnone.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;). Un insegnante di lettere (il professor Stasi), profondamente convinto dell'ingiustizia del mondo e delle sue iniquità che pensa: "Sono contrario alla violenza ma se le cose rimangono così sono anche io colpevole dell'ingiustizia". E' talmente lacerante questo pensiero che il professore esegue uno scherzo organizzato da due suoi alunni e va ad "uccidere" un maneggione socialista, peraltro suo vecchio amico. E' tutta una finta, ovviamente: il professore non ucciderà nessuno ma, nella mente del lettore, sarà come se lo avesse fatto, come se avesse ceduto alla tentazione. Su un altro piano v'è la riflessione sul romanzo. E qui siamo alle noti più dolenti. Starnone sembra cadere in un solipsismo fine a se stesso, nel vizio più temuto per gli intellettuali: porsi al centro dell'attenzione e finire per riflettere solamente su se stesso e non sull'oggetto "romanzo". Sono da sempre convinto che questi esperimenti, quando sono dettati dal super-io letterario, finiscono quasi sempre in un dannoso autodafè. Ed è esattamente quello che accade in "Prima esecuzione", pur non potendosi nutrire alcun dubbio sulle qualità narrative di Starnone, che riesce a trovare una lingua puntuta e microscopica, grazie al ricorso ad un'accumulazione di significati, che rendono la costruzione linguistica più ricca ed incisiva. Evidentemente, una dote non certo comune agli altri scrittori italiani.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-5188812300157231128?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/5188812300157231128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/5188812300157231128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/12/prima-esecuzione-intreccio-di.html' title='Prima esecuzione, intreccio di solipsismi'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/R24kpIdwHvI/AAAAAAAAAFc/Snz9GiVtW44/s72-c/Domenico+Starnone.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-8800088257094002970</id><published>2007-11-05T07:15:00.000-08:00</published><updated>2007-12-23T09:27:03.803-08:00</updated><title type='text'>Un romanzo inedito di Alberto Moravia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/Ry8z6hvi5UI/AAAAAAAAAFM/VMSVp__rXGI/s1600-h/1[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129375581181502786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/Ry8z6hvi5UI/AAAAAAAAAFM/VMSVp__rXGI/s320/1%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In un baule riposto nella cantina della sua casa romana, qualche tempo fa è stato trovato un manoscritto, con ampi e ripetuti rifacimenti, di un "breve romanzetto" o "breve romanzo", scritto agli inizi degli anni Cinquanta, da Alberto Moravia. Ora viene pubblicato da Bompiani, a cura di Simone Casini che, in un'ottima prefazione, racconta il significato di questa pubblicazione e i motivi che indussero l'autore della "Ciociara" e di altri romanzi fondamentali del Novecento italiano a progettare la storia di Sergio e Maurizio. Il curatore sottolinea come si tratti di un "progetto narrativo incompiuto, riscritto più volte in stesure provvisorie e infine abbandonato, caratterizzato da temi e figure che non hanno riscontro in altre opere di Moravia". L'elemento centrale dell'intreccio narrativo è il tentativo di Sergio, un povero proletario impegnato nel partito comunista, di redimere il suo amico Maurizio, ricco borghese in un progetto di palingenesi sociale. Il periodo è quello dell'immediato dopoguerra (ma, nelle varie versioni, Moravia tende a spostare in avanti tale periodo: dapprima prende in esame quello successivo alla caduta di Mussolini dopo il 25 luglio, poi il periodo successivo alla Liberazione). Sergio ha una fidanzata, Nella, che lo ama sinceramente e non si perita di offrirla all'amico borghese in cambio della sua adesione al comunismo. Maurizio, d'altronde, è tutt'altro che convinto di diventare comunista; anzi, si professa fascista o, comunque, anticomunista e purtutavia sembra seguire gli approcci di Sergio ma solo perché interessato a possedere Nella. In effetti, ciò che accadrà verterà proprio sul possesso della giovane donna. Maurizio proporrà a Sergio uno scambio: la sua adesione al partito in cambio del corpo di Nella. Moravia non fu mai comunista, come ben ricorda il curatore di questa opera postuma. Ciò che qui lo interessa sono le tematiche affrontate nella raccolta di saggi "L'uomo come fine" (scritto nel 1947 ma pubblicato nel 1954), cioè la possibilità che le azioni umane siano dirette dal principio di considerare l'uomo come fine e non come mezzo. L'impegno di Sergio è proprio questo anche se la proposta del borghese Maurizio lo mette di fronte alla ineliminabile malvagità materiale dell'uomo e della civiltà capitalistica in cui è immerso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-8800088257094002970?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/8800088257094002970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/8800088257094002970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/11/un-romanzo-inedito-di-alberto-moravia.html' title='Un romanzo inedito di Alberto Moravia'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/Ry8z6hvi5UI/AAAAAAAAAFM/VMSVp__rXGI/s72-c/1%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-7422971509501620647</id><published>2007-10-28T01:04:00.000-07:00</published><updated>2007-10-28T12:05:02.101-07:00</updated><title type='text'>La fine dello Stato e la dittatura del mercato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RyRC0Rvi5LI/AAAAAAAAAEQ/tx8E8P7p5Dw/s1600-h/Eric+Hobsbawn.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126295741737919666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RyRC0Rvi5LI/AAAAAAAAAEQ/tx8E8P7p5Dw/s320/Eric+Hobsbawn.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Nel suo ultimo libro (vedi box sui libri del mese), lo storico britannico Eric Hobsbawn sostiene una tesi molto ragionevole. Egli afferma che gli Stati democratici contemporanei, nati come modello sostanzialmente nel secolo scorso, rischiano di scomparire. La ragione di ciò sta in una serie di fattori (fra i quali la progressiva perdita del monopolio della forza a causa del sempre maggiore perfezionamento di armi di distruzione e la lealtà dei propri cittadini verso un'organizzazione sovrana), ma il principale deve essere ravvisato nella sempre più estesa "sovranità del mercato". Oggi, afferma lo storico britannico, molti dei servizi considerati essenziali e proprio per questo forniti dallo Stato, sono dati in appalto a società private che ovviamente agiscono massimizzando la funzione del profitto. In questo modo si restituisce senza dubbio la legittima sovranità al consumatore (come sostengono i padri del pensiero liberista, Von Mises e Von Hayeck) ma il fatto è che ciò appare del tutto in antitesi con le fondamenta della democrazia. Secondo Hobsbawn "La partecipazione al mercato viene a sostituire la partecipazione alla politica; il consumatore prende il posto del cittadino". Infatti, come pure sottolinea lo storico, la partecipazione dei cittadini alle elezioni e, più in generale, alla vita politica è sempre più ridotta. Ma la conseguenza più drammatica di questo stato di cose è un'altra: non solo la "sovranità del mercato" mina alle basi le fondamenta della democrazia, ma finirà per limitare o annullare del tutto l'elemento territoriale degli Stati. Il consumatore, a differenza del cittadino, non agisce in base ad un criterio di territorialità. La domanda di un bene - soprattutto nell'era della globalizzazione - si rivolge in ogni angolo del mondo, senza considerare i confini geo-politici. Questa tendenza porterà inevitabilmente all'abbattimento di tutte le barriere nazionali o territoriali e non soltanto in senso economico ma in senso propriamente politico. "L'integrità territoriale degli Stati moderni" scrive Hobsbawn, "non è più data per scontata. Fra trent'anni ci sarà ancora una singola Spagna - o un'Italia, o una Gran Bretagna - come centro primario della lealtà dei suoi cittadini?"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-7422971509501620647?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7422971509501620647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7422971509501620647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/10/la-fine-dello-stato-e-la-dittatura-del.html' title='La fine dello Stato e la dittatura del mercato'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RyRC0Rvi5LI/AAAAAAAAAEQ/tx8E8P7p5Dw/s72-c/Eric+Hobsbawn.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-793406136113655041</id><published>2007-10-21T10:10:00.000-07:00</published><updated>2007-10-21T10:16:08.318-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RxuIL483obI/AAAAAAAAADE/qaJxm5IeAzo/s1600-h/Salgado[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123838738911699378" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RxuIL483obI/AAAAAAAAADE/qaJxm5IeAzo/s320/Salgado%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Sebastiao Salgado è uno dei più grandi fotografi viventi. Le sue immagini documentano il lavoro nelle sue apparenze estreme. Ha girato le miniere del Terzo mondo dove i minatori scendono nelle viscere della terra per cavare il loro salario di sopravvivenza. Ha documentato la povertà senza confini, il dramma della fame, la non-vita. Il suo obiettivo si pone come la coscienza politica del XXI secolo. Il suo bianco e nero allucinato traduce le ancosce senza confini di un'umanità spaccata in due: chi ha troppo e chi non ha niente e, per questo, finanzia il superfluo dei ricchi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-793406136113655041?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/793406136113655041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/793406136113655041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/10/sebastiao-salgado-uno-dei-pi-grtandi.html' title=''/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RxuIL483obI/AAAAAAAAADE/qaJxm5IeAzo/s72-c/Salgado%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-7269802203818192056</id><published>2007-10-05T00:39:00.000-07:00</published><updated>2007-10-05T06:30:12.300-07:00</updated><title type='text'>The Departed, ovvero il nitore</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RwXqlI83oaI/AAAAAAAAAC8/vtshVNLNnb0/s1600-h/3191451894[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117754475355283874" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RwXqlI83oaI/AAAAAAAAAC8/vtshVNLNnb0/s320/3191451894%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Scorsese è un regista cinematografico o uno scrittore? Utilizza la macchina da presa come una tastiera, le immagini e il montaggio come frasi, periodi, incisi, articolazioni, figure retoriche? E' così e lo dimostra &lt;em&gt;The Departed. Il bene e il male&lt;/em&gt;, che è innanzitutto opera letteraria e non filmica. Il cuore delle argomentazioni di Scorsese non è certo originale: la verità non esiste ed anche quando crediamo di scorgerla in un contesto, in un &lt;em&gt;locus&lt;/em&gt;, i soggetti che vi agiscono sono in conflitto fra loro e la tramutano, fino a rendere impossibile per chiunque la sua identificazione. Per mostrare questo assunto letterario e filosofico, che desume dalla grande tradizione novecentesca (due autori in primo luogo vengono in mente: Pirandello e Agukatawa), ricorre al contesto poliziesco, il suo preferito. E' lì che Scorsese scorge il conflitto filosofico del nostro secolo (che non è affatto diverso da quello del secolo precedente) e lo descrive come un conflitto fra soggetti investiti ciascuno di un compito speculare: infiltrarsi nella vita del nemico. Lo schema geometrico immaginato da Scorsese, ridotto in sintesi, è il seguente: A, che fa parte di X (la polizia locale), si infiltra in B; C, che fa parte anche lui di X, si infiltra in A, per denunciare a B l'infiltrazione di A. Nello stesso tempo B è confidente di Y (la polizia federale) e denuncia gli infiltrati presso di lui. Come si vede, non si tratta più di un conflitto fra persone ma di un conflitto fra &lt;em&gt;luoghi&lt;/em&gt; e il fine specifico di Scorsese è quello di mostrare come la realtà venga continuamente modificata e cancellata dai &lt;em&gt;luoghi&lt;/em&gt;, trasportata, ricreata e rimodellata, a seconda del momento storico. Nel vuoto del secolo, i protagonisti non svolgono più alcuna funzione se non quella di trasportare la verità da uno spazio all'altro e nasconderla alla razionalità umana. Non conosco alcun altro libro ed alcuna altra riflessione più convincente, più nitida di quella presente nell'ultimo "film" di Scorsese. Una riflessione filosofica che lo assimila ai grandi scrittori del Novecento.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-7269802203818192056?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7269802203818192056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7269802203818192056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/10/departed-ovvero-il-nitore.html' title='The Departed, ovvero il nitore'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RwXqlI83oaI/AAAAAAAAAC8/vtshVNLNnb0/s72-c/3191451894%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-1020775993836799382</id><published>2007-09-23T11:15:00.001-07:00</published><updated>2007-12-24T08:55:48.029-08:00</updated><title type='text'>Niccolò Ammaniti e il suo "Come Dio comanda"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvatYY83oYI/AAAAAAAAACs/yIxzIEhFbr4/s1600-h/NiccolÃ²+Ammaniti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113465061451997570" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvatYY83oYI/AAAAAAAAACs/yIxzIEhFbr4/s320/Niccol%C3%B2+Ammaniti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Niccolò Ammaniti è uno scrittore. Sembrerebbe un'affermazione priva di significato se non fosse che, come sottolineava Croce in "Poesia e non poesia", compito della critica è di dover distinguere dai moltissimi "non scrittori" (ad esempio, il laudatissimo e insopportabilmente mieloso Khaled Hosseini o, per restare in Italia, l'incomprensibile Antonio Scurati)quelli che lo sono veramente, per istinto, per dote naturale, come appunto Ammaniti. In "Come Dio comanda" lo sviluppo narrativo è sgradevole e niente affatto consolatorio, salvo il finale. I protagonisti sono immersi nella degradazione del terzo millennio come un cibo nel suo tetrapak. La storia delle loro ossessioni si scontra con un delicatissimo rapporto fra padre e figlio. Non c'è dubbio che ad Ammaniti questo interessasse sopra ogni cosa: descrivere, scendendo fin dentro le viscere, questo rapporto in un mondo di degradazione, che deriva soprattutto dalla caduta del sacro e del senso morale nei protagonisti. Padre e figlio - potrebbe dirsi - sono vittime di un dramma tardo-capitalistico, centrato sulla progressiva distruzione dell'uomo ad opera del mercato e di un'iniqua distribuzione del reddito. Un mondo nel quale - a differenza di quanto accade ad Accattone di Pier Paolo Pasolini - nemmeno la morte riesce ad arrivare al momento giusto come evento catartico. Ammaniti mi sembra insuperabile nel sapersi calare dentro la vita degli adolescenti, per i quali non sembra possano esistere speranze e nemmeno amore. Con le dovute differenze, un pessimismo tardo-pasoliniano, calato sulle nostre ceneri come una tempesta di sangue.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-1020775993836799382?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/1020775993836799382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/1020775993836799382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/09/niccol-ammaniti-e-il-suo-come-dio.html' title='Niccolò Ammaniti e il suo &quot;Come Dio comanda&quot;'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvatYY83oYI/AAAAAAAAACs/yIxzIEhFbr4/s72-c/Niccol%C3%B2+Ammaniti.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-7521810086495046408</id><published>2007-09-23T11:10:00.000-07:00</published><updated>2007-10-29T23:22:31.124-07:00</updated><title type='text'>Hannah Arendt e la pena di morte</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvasM483oXI/AAAAAAAAACk/1yjzUig6ujs/s1600-h/arendt.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113463764371874162" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvasM483oXI/AAAAAAAAACk/1yjzUig6ujs/s320/arendt.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'11 maggio 1960, in un sobborgo di Buenos Aires, agenti israeliani catturano Otto Adolf Eichmann, accusato di quindici capi di imputazione per aver commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Hannah Arendt, filosofa e allieva di Martin Heidegger e Karl Jaspers, assiste al suo processo a Gerusalemme come inviata del "New Yorker". Gli articoli da lei scritti per il giornale americano saranno poi pubblicati in un testo famoso, "La banalità del male", nel quale la Arendt vuole dimostrare come il "male estremo", quale quello perpetrato da Eichmann, responsabile del trasporto degli ebrei nei campi di sterminio, possa essere semplicemente frutto del lavoro di un ragioniere, che vi si dedica allo stesso modo in cui potrebbe farlo per organizzare il trasporto di frutta. La tesi era sbagliata, almeno secondo Ralf Dharendorf (vedi "Erasmiani", Laterza, Bari, 2007). Ma non è questo il punto. Alla fine del libro, la Arendt si chiede se sia possibile, per la civiltà giuridica contemporanea, condannare a morte un uomo che non ha commesso consapevolmente e direttamente degli omicidi. E' possibile, scrive la Arendt, se i giudici di Gerusalemme avessero proferito, nei confronti dell'accusato, la seguente sentenza: "Tu hai ammesso che il crimine commesso contro il popolo ebraico nell'ultima guerra è stato il più grande crimine della storia, ed hai ammesso di avervi partecipato. Ma tu hai detto di non aver mai agito per bassi motivi, di non aver mai avuto tendenze omicide, di non aver mai odiati gli ebrei, e tuttavia hai sostenuto che non potevi agire altrimenti e che non ti senti colpevole. A nostro avviso è difficile, anche se non del tutto impossibile, credere alle tue parole; in questo campo di motivi e di coscienza vi sono contro di te alcuni elementi, anche se non molti, che possono essere provati al di là di ogni ragionevole dubbio (...). Tu stesso hai affermato che solo in potenza i cittadini di uno Stato che aveva eretto i crimini più inauditi a sua principale finalità politica erano tutti ugualmente colpevoli, non in realtà. E quali che siano stati gli accidenti esterni o interiori che ti spinsero a divenire un criminale, c'è un abisso fra ciò che tu hai fatto realmente e ciò che gli altri potevano fare, tra l'attuale e il potenziale. Noi qui ci occupiamo soltanto di ciò che tu hai fatto, e non dell'eventuale non-criminalità della tua vita interiore e dei tuoi motivi, o della potenziale criminalità di coloro che ti circondavano. Tu ci hai narrato la tua storia presentandocela come la storia di un uomo sfortunato, e noi, conoscendo le circostanze, siamo disposti fino ad un certo punto ad ammettere che in circostanze più favorevoli ben difficilmente tu saresti comparso dinanzi a noi o dinanzi a qualsiasi altro tribunale. Ma anche supponendo che soltanto la sfortuna ti abbia trasformato in un volontario strumento dello sterminio, resta sempre il fatto che tu hai eseguito e perciò attivamente appoggiato una politica di sterminio. La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa. E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare sulla terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato". (Commenta il caso e scrivi a fulvio.locicero@gmail.com) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-7521810086495046408?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7521810086495046408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/7521810086495046408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/09/l11-maggio-1960-in-un-sobborgo-di.html' title='Hannah Arendt e la pena di morte'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvasM483oXI/AAAAAAAAACk/1yjzUig6ujs/s72-c/arendt.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-4279587621057489987</id><published>2007-09-23T11:07:00.000-07:00</published><updated>2007-09-23T11:08:13.922-07:00</updated><title type='text'>Il pane e la questione teologica</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvardI83oWI/AAAAAAAAACc/KU6qLE0114Y/s1600-h/panesemolatagliatob.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113462944033120610" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvardI83oWI/AAAAAAAAACc/KU6qLE0114Y/s320/panesemolatagliatob.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ben poche persone si aspetterebbero che il “pane” fu al centro di un acceso dibattito teologico fra il IV e il VI secolo d.C. Il dibattito si incentrò sul termine laganum e lagana, dizione di base dalla quale, come appare evidente, attraverso intermezzi arabi, sarebbe derivata la dizione a noi nota di lasagna. Secondo i fautori della tradizione orientale, il tipo di pane da utilizzare per l’Eucarestia era quello contenente il lievito, nel quale si sarebbe trasfuso il corpo di Cristo. Secondo i fautori della tradizione latina, invece, era necessario utilizzare il pane senza lievito, cioè il “pane azzimo”, ben conosciuto ai tempi di Gesù per via della tradizione ebraica. Questi ultimi si rifacevano ad un brano di Paolo (Cor. 5, 6-8): «Buttate via il lievito vecchio, per essere una pasta nuova, poiché siete azzimi (...) celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con un lievito di malizia e di malvagità ma con azzimi di sincerità e di verità». Si consolidò in questo modo una questione simbologica racchiusa nel lievito, concepito quale simulacro-contenitore dell’anima di Cristo, mentre l’azzimo era la purezza, l’olio, l’unzione della Grazia divina. Il pane, dunque, come strumento della Grazia, dell’offerta alla divinità. D’altronde tale utilizzazione del pane era di derivazione ebraica. In alcuni commentari del Talmud, ed in particolare nella Gemara, che è il corpus delle discussioni sulla legge orale (mishnah) si descrive l’usanza ebraica di donare al sacerdote una parte del pane appena cotto a secco, in contrapposizione alla pasta cotta in umido (dalla quale deriverà l’odierna pasta, itrium, in latino). La tradizione ebraica insegnava la necessità della hallah, cioè l’offerta ai sacerdoti di focacce e pani, cotti al calore secco e unti dall’olio. L'utilizzazione di questa tradizione da parte di Gesù appare evidente nella descrizione dell'ultima cena. (Fra le varie fonti, vedi: S.SERVENTI-F.SABBAN, La pasta. Storia e cultura di un cibo universale, Bari, Laterza, 2004, pp. 27 sgg; Le Talmud de Jèrusalem, Maissonneve et Larose, paris, 1977) – Commenta il caso e scrivi a fulvio.locicero@gmail.com &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-4279587621057489987?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4279587621057489987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4279587621057489987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/09/il-pane-e-la-questione-teologica.html' title='Il pane e la questione teologica'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvardI83oWI/AAAAAAAAACc/KU6qLE0114Y/s72-c/panesemolatagliatob.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-2924327957846953861</id><published>2007-09-23T09:46:00.000-07:00</published><updated>2007-09-25T08:40:23.365-07:00</updated><title type='text'>Pensionati, pensionandi, parlamentari, parlamentandi, politici e antipolitica, furfanti e furfati...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvaYuI83oUI/AAAAAAAAACM/DJM_COKU4C0/s1600-h/salgado.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113442345369968962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvaYuI83oUI/AAAAAAAAACM/DJM_COKU4C0/s320/salgado.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un deputato, dopo trenta mesi di attività parlamentare, può andare in pensione con un assegno di circa 3 mila euro lordi. Ogni anno la Camera spende oltre 127 milioni di euro per pagare gli assegni di 2.005 ex deputati. Mentre per i non parlamentari, la riforma Dini ha introdotto il criterio contributivo per il calcolo delle pensioni maturate (in base al quale la pensione raggiungerà quel dato livello in proporzione ai contributi versati e rivalutati), per i parlamentari è rimasto in vigore il vantaggioso criterio retributivo, così disposto: a ciascun anno è legata una percentuale: per cinque anni di mandato si ha diritto al 25 per cento dell'indennità (pari a 3 mila 108,5 euro lordi); per 10 al 38 per cento (pari a 4 mila 725 euro); per 20 al 68 per cento (8 mila 455 euro); fino ad arrivare all'80 per cento dell'indennità per i 30 anni e oltre (9 mila 947 euro). Inoltre, grazie alla cosiddetta "clausola d'oro" il vitalizio si rivaluta automaticamente essendo legato all'importo dell'indennità del parlamentare ancora in servizio. Ed anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad una palese manifestazione di non uguaglianza retributiva. La rivalutazione del vitalizio per i parlamentari è quella medesima "indennità di contingenza" che fu abolita per i comuni mortali nel lontano 1993, perché produceva inflazione (la famosa spirale "prezzi-salari"). Ma ciò che vale per tutti noi non vale per la casta! Come si vede, non si tratta di "criticare la politica" ma, semplicemente, di "criticare i politici". Sarebbe necessario proporre una legge di iniziativa popolare dotata di un unico articolo. Così la propongo. "NORME IN MATERIA DI UGUAGLIANZA ECONOMICA E RETRIBUTIVA - Art. 1 - Ai membri della Camera dei deputati e ai membri elettivi e non elettivi del Senato si applicano le medesime norme in materia di trattamenti previdenziali disposte dalla legge 8 agosto 1995, n. 335 e successive integrazioni e modificazioni".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-2924327957846953861?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/2924327957846953861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/2924327957846953861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/09/pensionati-pensionandi-parlamentari.html' title='Pensionati, pensionandi, parlamentari, parlamentandi, politici e antipolitica, furfanti e furfati...'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bhTauT5gV8/RvaYuI83oUI/AAAAAAAAACM/DJM_COKU4C0/s72-c/salgado.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-3507798496770771445</id><published>2007-08-28T23:37:00.000-07:00</published><updated>2007-08-28T23:43:57.288-07:00</updated><title type='text'>Angoscia del tempo (3)</title><content type='html'>Tutti i sistemi religiosi offrono una soluzione positiva a questa angoscia. La principale fra queste è l'offerta di eternità. Dio, essere perfetto, è anche eterno ma non inconoscibile per l'uomo. Al contrario, l'uomo può averne esperienza e addirittura partecipare alla sua essenza dopo la morte fisica. Credo che in ciò si rifletta il tentativo più serio per ostacolare o impedire del tutto l'angoscia del tempo. D'altronde, in molte religioni il tempo presente, cioè il tempo della vita materiale, è sminuito, considerato insignificante, a volte dileggiato. Nel monachesimo occidentale e in molta letteratura devota si descrive la grazia come un'astrazione - un astrarsi, cioè un sollevarsi in cielo - dalla vita materiale. Ma ciò porta con sé, come primo e più importante effetto, la trasmutazione dei tempi: dal kronos materiale e perituro al tempo-non tempo del cielo, cioè l'eternità. Quindi la grazia è innanzitutto un superamento dell'angoscia del tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-3507798496770771445?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/3507798496770771445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7134341831133152611&amp;postID=3507798496770771445' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/3507798496770771445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/3507798496770771445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/08/angoscia-del-tempo-3.html' title='Angoscia del tempo (3)'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-8113013661756016484</id><published>2007-08-28T23:22:00.000-07:00</published><updated>2007-08-28T23:34:46.396-07:00</updated><title type='text'>Angoscia del tempo (2)</title><content type='html'>I tuoi coetanei ti assomigliano e tu vedi in loro gli effetti nefasti del tempo. Però li dissimuli e, non ricordando più come essi erano nell'aspetto fisico, ti sembrano sempre gli stessi: i segni del deterioramento ti paiono usuali. In realtà, tu vedi in loro la tua immagine che desideri disconoscere e, come un novello Faust, il disconoscimento è quello che il demonio è in grado di darti in cambio della tua fedeltà. Sarebbe umano, "troppo umano" stimare l'anzianità come uno stato felice, come un logico approdo di una necessità biologica e basta ma l'uomo è sempre "poco umano" e massimamente in ciò si presta con scientifica precisione a negarsi una dignità disciplinare. E' così che il suo tempo diventa un obbligo perfino morale e gli fornisce un significato di una tensione ossessiva verso il nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-8113013661756016484?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/8113013661756016484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7134341831133152611&amp;postID=8113013661756016484' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/8113013661756016484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/8113013661756016484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/08/angoscia-del-tempo-2.html' title='Angoscia del tempo (2)'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-930526442884949093</id><published>2007-08-28T23:15:00.001-07:00</published><updated>2007-08-28T23:48:06.943-07:00</updated><title type='text'>Angoscia del tempo (1)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non te ne accorgi: invecchi e non te ne accorgi. Tutto sembra immobile ed invece corre alla velocità della luce. Non abbiamo in effetti una cognizione piena dello scorrere del tempo. E ciò provoca un'angoscia letale, perché tutti gli sforzi compiuti per prendere cognizione della velocità del tempo sono un'illusione. Philippe Roth, in "Everyman", racconta questa angoscia del tempo, tramutandola in angoscia della morte. Scrive Corrado Augias su questo romanzo e sul suo protagonista: "Così, lentamente, la vita gli corre via tra le dita come gli ultimi granelli di quella sabbia".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-930526442884949093?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/930526442884949093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7134341831133152611&amp;postID=930526442884949093' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/930526442884949093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/930526442884949093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/08/angoscia-del-tempo-1.html' title='Angoscia del tempo (1)'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-6177709063724516593</id><published>2007-08-28T13:48:00.000-07:00</published><updated>2007-08-28T13:50:53.069-07:00</updated><title type='text'>Il rasoio di Maugham</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Somerset Maugham (Parigi 1874-Cap Ferrat 1965), scrittore inglese, figlio di un avvocato, consigliere dell’ambasciata britannica a Parigi, racconta, in questo romanzo, considerato fra i suoi capolavori, la storia di una serie di personaggi, americani di Chicago e delle sue relazioni con questi. L’io narrante è Maugham stesso che, anche nel romanzo, si descrive quale scrittore. I personaggi appartengono alla ricca borghesia americana. Fra questi, vi è Isabel, giovane donna, fidanzata con Larry, un ventenne che è appena tornato dalla prima guerra mondiale, dove ha avuto una traumatica esperienza come pilota di aerei (un suo compagno d’armi lo ha salvato, sacrificando la sua vita). Lo zio di Isabel, Elliot è un ricco finanziere, con svariati interessi artistici e una vita raminga fra America e Europa. In effetti, gli States fanno solo da “sfondo sociale” all’intreccio. La maggior parte dell’azione si svolge in Francia e in Inghilterra. Gran parte del racconto si incentra sulla figura di Larry, che poi è il vero “motore” dell’interesse di Maugham e lo scopo stesso del romanzo. Larry potrebbe avere un futuro radioso nella finanza ed è ciò che Isabel vorrebbe. Ma il giovane non si decide. Sente di amare Isabel ma non è pronto ad introdursi nella vita lavorativa e professionale. Tutti deprecano tale riluttanza e soltanto Maugham sembra comprendere, fin dall’inizio, cosa spinga Larry a tale inazione. È proprio Larry a fornire significato e sfondo alla storia. Nella ricca società alto-borghese americana, intrisa di gusti europei, tutti si chiedono: “Ma come mai un giovane così fortunato, con un lavoro negli affari di Borsa già ben avviato e una bella promessa sposa, decide di non decidere?”. Lo scontro fra inazione e società borghese è già ben strutturato. Isabel non comprende Larry, ma lo ama follemente ed è disposta ad aspettarlo. La storia si sposta in Europa, dove si conclude. Maugham perde di vista Larry, ma lo ritrova in alcuni frangenti. Il giovane si è trasferito a Parigi, dove frequenta artisti e scrittori, ma poi decide di partire per la Germania e fare il minatore. Nel frattempo rompe il fidanzamento con Isabel, che va in isposa a Gray, un vecchio amico di Larry e spasimante della giovane donna. Gray incarna l’icona sociale che tutti vorrebbero vedere in Larry. Eredita l’agenzia di Borsa del padre, dove Larry avrebbe dovuto impiegarsi e guadagna un sacco di soldi, fino alla catastrofe finanziaria dell’ottobre del 1929, con la grande crisi che gli provoca un doloroso fallimento e la perdita di tutti i suoi averi.&lt;br /&gt;            Altro personaggio centrale è lo zio di Isabel, Elliot. Amico di Maugham, Elliot è il perfetto “flaneur” baudeleriano, ma in senso socialmente futile. La sua vita è dedicata alla ricerca di preziosità artistiche, con le quali arredare le sue ricche dimore e la frequentazione dei salotti mondani. Maugham ne fornisce una descrizione accurata e impietosa.&lt;br /&gt;            L’obiettivo si sposta ancora verso Larry. Siamo quasi alla fine della vicenda e scopriamo che il giovane, come Maugham aveva sempre compreso fin dall’inizio, era alla ricerca dell’Assoluto. Va a vivere in India, dove incontra la persona che cercava, un sapiente indù grazie al quale il giovane trova finalmente la pace e l’equilibrio interiori. Finita la ricerca, Larry torna in Europa e cerca di sposare Sophie, un’americana dedita all’alcol e alla promiscuità sessuale. Isabel, ancora profondamente innamorata di Larry, si oppone in tutti i modi a quel matrimonio. E riesce a impedirlo. Sophie, alla fine della storia, sarà trovata morta accoltellata nel sud della Francia.&lt;br /&gt;            Tutte le tessere del mosaico tornano a posto. Larry torna in America e, avendo trovato oramai il suo equilibrio spirituale, finisce per fare il semplice meccanico di officina. Anche Isabel, Gray e le loro figlie tornano in America e, con la cospicua eredità lasciatagli dallo zio Elliot, Gray, tornerà a lavorare in un ricco settore di affari.&lt;br /&gt;È lo stesso Maugham, alla fine, ad ammettere che la sua è semplicemente una “storia a lieto fine” ed aggiunge: “E a dispetto dei brontolii altezzosi degli intellettuali, noi pubblico amiamo tutti, in cuor nostro, le storie rosee. Sicché il mio finale, in fondo in fondo, non è poi così insoddisfacente”.&lt;br /&gt;Maugham è bravissimo nel fornire levità ad una storia che può sembrare semplicemente “rosa”. Il suo stile è intimo, efficace, riflettente. Alcune sue descrizioni sono folgoranti, come quella efficacissima che, per disegnare una situazione di silenzio fra due personaggi che fino a qualche istante prima dialogavano, paragona la scena a quella di un giardino pieno di fiori all’imbrunire (che, in effetti, riflette il silenzio prodigioso della natura in un piccolo spazio profumato).&lt;br /&gt;Certo, il vero interesse del romanzo è nella convinzione di un inglese come Maugham, figlio di un diplomatico e quindi cresciuto nella cultura tardo-coloniale, che l’India possa scardinare le assurde e futili certezze sociali della borghesia capitalistica, impersonate da Elliot, descritto da Maugham con sincerità e compassione. Larry trova in India quello che non avrebbe mai trovato in Europa o nella sua Chicago. Una civiltà agli antipodi, con scarse risorse materiali ma con l’equilibrio individuale raggiunto da secoli di meditazione e di contrapposizione alla spasmodica ricerca della sicurezza materiale che caratterizza l’Occidente.Per certi versi, un “romanzo maledetto”, frutto degli interessi etici e spirituali di Maugham. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-6177709063724516593?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/6177709063724516593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7134341831133152611&amp;postID=6177709063724516593' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6177709063724516593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/6177709063724516593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/08/il-rasoio-di-maugham.html' title='Il rasoio di Maugham'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7134341831133152611.post-4911531170861356217</id><published>2007-08-28T07:36:00.000-07:00</published><updated>2007-08-28T07:44:27.638-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>Trilogia di Hopkins - James Ellroy</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Non pensare ad un "giallo". Prendi in mano questa trilogia e mettiti comodo. Acqua ghiacciata vicino a te (anche di inverno). Oscura le finestre, accendi una debole lampada e spegni il telefonino e qualsiasi altra fonte di rumore. E preparati a vivere un'esperienza di lettura come un calcio nello stomaco: ti toglie il respiro. Ellroy non è un "giallista": è uno scrittore, fra i più agghiaccianti mai apparsi. Il suo stile è rapido e violento. la sua cifra personale ed unica è tradurre la violenza sui corpi che racconta in violenza dello stile. Nessun altro scrittore che io ricordi ha oltrepassato tale limite naturale dello scrivere, nemmeno i miei amati (e altrettanto grandissimi) Dashiell Hammett e Raymond Chandler. Non pensare ad una lettura estiva rilassante. Se desideri rilassarti butta via Ellroy e continua a fingere di vivere...&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7134341831133152611-4911531170861356217?l=fulviolocicero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/feeds/4911531170861356217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7134341831133152611&amp;postID=4911531170861356217' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4911531170861356217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7134341831133152611/posts/default/4911531170861356217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fulviolocicero.blogspot.com/2007/08/trilogia-di-hopkins-james-ellroy.html' title='Trilogia di Hopkins - James Ellroy'/><author><name>Fulvio Lo Cicero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17581522384417160129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
